Obama disegna la riforma delle regole per Wall Street, un passo incoraggiante dopo 2 anni di annunci a vuoto!
La riforma dei mercati finanziari è una necessità di cui si parla con insistenza dallo scoppio della crisi. A due anni di distanza però i risultati e le proposte concrete sono ancora poche, frammentarie e quasi tutte ferme sulla carta. L'intenzione manifestata dal presidente USA Obama di dedicarsi con impegno a far approvare una riforma dei mercati finanziari è sicuramente una buona notizia. Un ruolo forte degli Usa (patria dell'ingegneria finanziaria di Wall Street che ha portato alla crisi) potrebbe senz'altro facilitare il passaggio verso soluzioni concrete e condivise. I 4 punti cardine della bozza di riforma presentata dall'amministrazione di Washington (lotta ai derivati - tutela dei piccoli investitori - tutela dei contribuenti e basta salvataggi pubblici delle banche in crisi), appaiono allo stato attuale del tutto condivisibili, anche se resta da vedere quali strumenti concerti saranno scelti per realizzarli.
Si discute, ad esempio, dell’introduzione di una tassa sulle banche con cui finanziare un fondo per i salvataggi, in modo che in futuro non debbano essere i contribuenti a pagare per eventuali fallimenti delle banche. Su questo punto il dibattito è aperto e lo stesso Fondo Monetario Internazionale sta valutando gli impatti che questa nuova tassa potrebbe avere sulle attività di concessione del credito (più necessaria che mai per uscire dalla crisi) e non si può ignorare il rischio che le banche in ultima istanza ribaltino sui clienti il costo della nuova tassa. Un fondo per i salvataggi potrebbe, inoltre, avere l’effetto collaterale di indurre le banche a continuare ad assumere rischi eccessivi nella certezza, appunto, di essere salvate in caso di fallimento. Noi come sistema Banca Etica stiamo rilanciando anche in Italia la campagna internazionale che chiede invece l'introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie: si tratterebbe di una tassa piccolissima (0,05%) da applicare su ogni transazione. Essa avrebbe la capacità di scoraggiare gli speculatori che comprando e vendono titoli anche migliaia di volte in un solo giorno, ma non scoraggerebbe chi opera sui mercati in un'ottica sana, di lungo di periodo e di sostegno all'economia reale. La tassa sulle transazioni finanziarie, inoltre, potrebbe generare un gettito ben più elevato di una tassa sulle banche (si stima fino a 900 miliardi di dollari l'anno su scala globale) che potrebbe finanziare i costi della crisi e più efficaci politiche sociali, ambientali, di sviluppo internazionale.
Eppure la tanto sospirata riforma dei mercati dovrebbe mirare più in alto,
Nel Manifesto per la riforma dei mercati finanziari che Banca Etica ha sottoscritto con molte altre organizzazioni l’anno scorso proponevamo una serie di interventi ben più ampia: dalla lotta ai paradisi fiscali ai limiti ai bonus per i manager (gli incentivi dovrebbero essere pensati non solo per indurre a vendere prodotti sempre più rischiosi, ma anche in funzione per esempio del raggiungimento di obiettivi di sostenibilità socio-ambientale); dalla revisione dei criteri per la concessione del credito alle piccole e medie imprese e alle imprese sociali (revisione di Basilea 2) all’introduzione di strumenti di garanzia per i crediti verso la Pubblica Amministrazione e aziende collegate o controllate. E poi il riequilibri tra tassazione dei redditi da lavoro e tassazione delle rendite finanziarie, introduzione di cedolari secche sugli affitti, e ancora tassazione agevolata per gli investimenti socialmente responsabili. Insomma, di settori su cui intervenire ce ne sono molti…l’importante è che si inizi ad agire.
Dallo scoppio della crisi moltissime istituzioni sono state chiamate in gioco o si sono candidate a scrivere le nuove regole sulla Finanza: il G7, il G20, l’Fmi, il Financial Stability Board, i singoli Governi nazionali, le stesse Nazioni Unite hanno dato vita a una commissione ad hoc. La pluralità di soggetti trasmette una sensazione di mancanza di coordinamento e di leadership globale, più che mai necessaria per un settore globalizzato come quello della finanza. Nel nostro Manifesto per la Riforma dei Mercati suggerivamo al primo punto l’istituzione di un’autorità sovranazionale di regolazione dei mercati finanziari (che vigili su derivati, hedge funds, private equity, merchant bank, ecc.)
La mancanza di regolamentazione (deregulation) ha permesso al settore finanziario di crescere in modo incontrollato e di realizzare attività illegali e rischiose per tutta la collettività. Le leggi – e la loro applicazione concreta – sono il primo passo necessario e indispensabile per regolamentare il settore. La cultura della responsabilità crescerà grazie alle nuove regole e grazie a un’azione di educazione finanziaria dei cittadini.
Fabio Salviato