NUOVI MODELLI DI ECONOMIA SOCIALE DI MERCATO: NON E' NECESSARIO PARTIRE DA ZERO
Si parla molto in questi giorni difficili dell’importanza di coniugare etica ed economia, di nuovi modelli di “economia sociale di mercato”, con la speranza di portare soluzione alla grave crisi finanziaria e di fiducia negli intermediari finanziari che stiamo vivendo.
Non è necessario partire da zero. Esiste una parte di economia del nostro paese che già da molto tempo si sforza di progettare ed operare su questa linea. L’esperienza maturata in questi anni da intermediari come Banca Etica e da istituti rimasti fedeli al modello originario di banca popolare e cooperativa mette a disposizione di questo desiderio di coniugare etica ed economia un patrimonio di iniziative e progetti finanziati e realizzati che coniuga creazione di valore economico e valore sociale. Che, attraverso un’attenzione equilibrata a tutti i portatori d’interesse e non solo agli azionisti, ha costruito le premesse per uno sviluppo sostenibile e per un modello d’impresa bancaria che poggia su sostenibilità finanziaria, sostegno all’investimento dell’economia reale e sicurezza per i clienti.
Paradossale rilevare come negli ultimi anni prima della crisi abbiamo assistito ad un tentativo da parte di alcuni di mettere in discussione taluni di questi modelli di banca perché non conformi al dogma della creazione di valore a breve per l’azionista. E dopo la crisi, ad un’improvvisa oscillazione del pendolo verso la statalizzazione degli intermediari più in difficoltà come soluzione magica ai problemi di gestione messi in luce dai manager privati di questi intermediari. L’esperienza dei pionieri dell’economia dal basso, dell’economia socialmente responsabile, tutta sviluppata senza alcun sostegno pubblico, ma grazie all’azione dal basso e agli “spiriti solidali” dei consumatori e risparmiatori socialmente responsabili indica una terza via, forse l’unica praticabile per realizzare l’obiettivo di uno sviluppo socialmente ed ambientalmente sostenibile, che coniughi creazione di valore economico, produttività e non depauperamento del capitale naturale e promozione delle pari opportunità con un impegno deciso a favore degli ultimi. Si tratta, nonostante i sussulti e la drammaticità della crisi, di una nuova pelle dell’economia che sta crescendo sotto quella vecchia in maniera sempre più importante. Il microcredito, con più di 3000 intermediari nel mondo che raggiungono quasi 400 milioni di individui e il commercio equo e solidale, che nel Regno Unito arriva al 20 percento grazie all’adesione delle maggiori catene di distribuzione e per cui Ebay crea un’apposita piattaforma online, testimoniano che l’economia dal basso non è più di una realtà di nicchia.
Tra gli estremi del solo stato e solo mercato, il nostro modo di essere economia sociale, estende le possibilità del mercato stesso di contribuire alla soluzione di problemi sociali ed ambientali, non rifiuta la sfida della competizione e realizza appieno il principio di sussidiarietà sottoponendo il modello all’approvazione del voto con il portafoglio dei cittadini responsabili. Il successo di questi ultimi anni che ha suscitato fenomeni importanti di imitazione da parte di attori tradizionali del mercato suggerisce che si tratta di una via promettente che merita di entrare in maniera più viva nel dibattito culturale di questi giorni.
(9 ottobre 2008)
Prof. Leonardo Becchetti
Docente di Economia Tor Vergata e presidente del Comitato Etico di Banca Etica